LE REALI MANIFATTURE CAROLINE

Con la venuta di Carlo di Borbone a Napoli nel 1734 si crearono tutte le premesse socio-politiche per un’effettiva ristrutturazione della città, tuttavia la presenza stessa del nuovo sovrano, in continuo contatto con i maggiori centri europei, il diffondersi dell’illuminismo e di una cultura ispirata a modelli francesi determinarono, ulteriormente, un generale risveglio dal provincialismo del periodo vicereale.

Carlo di Borbone fu accolto e acclamato dal popolo napoletano con la speranza di un più facile rapporto tra sudditi e governanti. È stato un sovrano che ha cambiato in modo decisivo il volto della città di Napoli attraverso interventi mirati tanto all’urbanistica quanto all’edilizia attraverso la costruzione di siti reali quali la magnifica Reggia di Capodimonte, la Reggia di Caserta e grazie all’intervento più impegnativo, che rientra perfettamente negli schemi di una concezione paternalistica illuminata, è stata la costruzione dell’Albergo dei Poveri che doveva dare alloggio agli oltre ottomila poveri presenti nella città.

Tuttavia un contributo importante è stato quello di realizzare iniziative che diedero impulso all’istituzione di numerosi siti di produzione che sono passate alla storia come le Reali manifatture borboniche.

Le manifatture caroline costituivano tutte attività con finalità di prestigio rispondente al complessivo indirizzo che si voleva dare al nuovo Regno, concepito secondo una gestione mercantilistica.

Potremmo dire che le fabbriche caroline costituivano un piccolo aspetto dell’ampio programma avviato per elevare il Sud d’Italia alla sua nuova dignità di Regno.

Un rinnovamento che Carlo concepì in tre direzioni, innanzitutto ci cercò di dare caratteristiche di capitale a Napoli e di prestigio alla monarchia, in secondo luogo istituendo organismi di potere per conferire un effettiva autonomia al Regno e infine puntando sugli aspetti economici.

Il  primo centro manifatturiero, voluto da Re Carlo, è stato quello situato a San Carlo alle mortelle, adattando lo stabile adiacente alla chiesa a funzione di opificio. La struttura comprendeva il Real Laboratorio delle Pietre Dure, la Real Fabbrica degli Arazzi e un tentativo volto a istituire una fabbrica per sete e broccati che purtroppo data l’assenza di documentazione sui tessuti si ritiene che questo tipo di lavorazione dovette rimanere a livello puramente artigianale se non addirittura sperimentale.

L’interesse di Carlo, per dette manifatture, nasce inseguito a un periodo trascorso a Firenze durante il quale si interessò ai lavori eseguiti nei laboratori medicei, pertanto nel 1737 in seguito alla morte del Granduca di Toscana, Gian Gastone de’Medici e alla soppressione a Firenze della minifattura degli arazzi e dell’opificio delle pietre dure, Carlo colse l’occasione per chiamare a Napoli Domenico del Rosso, Giovan Francesco Pieri e Francesco Ghinghi .

È da precisare che accanto alla realizzazione dell’opificio delle pietre dure e della real fabbrica degli arazzi, nel 1741 nasce anche una scuola di disegno che solo nel 1752 divenne Accademia del Disegno che vede come direttore il pittore di corte Giuseppe Bonito.

Il Real Laboratorio delle Pietre Dure (1737- 1861) è stato diretto da Francesco Ghinghi fino all’anno della sua morte avvenuta nel 1762.

I lavori eseguiti durante la direzione Ghinghi sono di gusto squisitamente barocco, i piani di tavoli o delle consoles venivano eseguiti inserendo commessi di varie pietre dure e madreperla su di un fondo di pietra di paragone, i piani venivano montati su mobili che erano lavorati in ebano e completati con ricchi fregi in bronzo dorato eseguiti nella fonderia dei Ceci. Alcuni di questi esemplari sono conservati nel Palazzo Reale di Napoli e nella Reggia di Caserta.

Francescio Ghinghi, Gaspare Donnini, Giovanni Morghen (1749-1763) tavolo in ebano,bronzo patinato e dorato, inserti in pietre dure
Francescio Ghinghi, Gaspare Donnini, Giovanni Morghen (1749-1763) tavolo in ebano,bronzo patinato e dorato, inserti in pietre dure, Napoli, Palazzo Reale

Una decisiva svolta stilistica si avrà nel XVIII secolo grazie ad un mirato gusto neo-classico che porterà ad apprezzare nuovi materiali quali il legno pietrificato abbinato al lapislazzuli.

Negli stessi anni nasce la Real Fabbrica degli Arazzi (1737-1799) diretta da Domenico del Rosso e Giovan Francesco Pieri; il primo lavoro dell’officina è stato il Ritratto di Carlo di Borbone realizzato e firmato da Del Rosso, cui seguirà il pendant con il Ritratto della regina Maria Amelia di Sassonia, oggi conservati nel Museo di Capodimonte.

real fabbrica degli arazzi di Napoli (1737-1806) Domenico del Rosso, ritratto carlo di borbone
Real fabbrica degli arazzi di Napoli (1737-1806) Domenico del Rosso, Ritratto di Carlo di Borbone

Nel 1757 con l’arrivo dell’arazziere romano Pietro Durante si ebbe una significativa svolta sul piano artistico furono completati la serie degli arazzi francesi Gobelins, eseguiti dall’atelier di Jan et Lefebvre, illustranti dodici storie di don Chisciotte  e si stabilì di far eseguire i cartoni dal pittore di corte Giuseppe Bonito.

Seguiranno le Allegorie di Virtù coniugali, realizzate per arredare la camera nuziale di Ferdinando IV e Maria Carolina, e il gruppo di arazzi dedicati ad Amore e Psiche. Nel decennio tra il 1790-1800 il Durante eseguì gli arazzi destinati al Casino di Carditello, la Vita di Enrico IV di Borbone, siti nel Museo di Capodimonte e l’Apoteosi Regia attualmente suddivisa tra il Museo di Capodimonte e il Palazzo Reale di Napoli.

C’e da dire che se l’opificio delle Pietre Dure riuscì a giungere fino agli anni dell’Unità D’Italia, 1861, non fu lo stesso per la manifattura degli arazzi che sul finire del secolo settecentesco i laboratori furono chiusi.

Altra manifattura nata sotto il segno del re Carlo è stata la fabbrica di maioliche di San Carlo a Caserta, nata in concomitanza alla fabbrica che produceva mattoni per la reggia, ebbe un periodo di vita molto breve dal maggio 1755 al giugno del 1756.

Capo maestro faenzaro fu Gennaro Chiaiese, mentre, le due maggiori personalità artistiche presenti nell’organico furono Saverio Grue e Angelo del Vecchio. Grue realizzò numerose maioliche decorate perlopiù tazze, tondi e caffettiere dipinte con piccoli paesaggi, ancora tazze e tondini furono decorate da Angelo del Vecchio  secondo la tradizionale decorazione delle maioliche di  Moustiers dipinte con motivi di ghirlande floreali in verde e fregi in mosaico dette anche a merletto.

Nel vasto piano di riorganizzazione del Regno, Carlo di Borbone si occupò di rafforzare le strutture militari,ne consegue che dopo l’iniziale riordinamento dell’esercito e alla fondazione delle Accademie militari, nacque la naturale esigenza di realizzare una fabbrica che forniva autonomamente gli eserciti locali di armi.

Così in data 1753 nasce la Real Fabbrica D’Armi a Torre Annunziata, area particolarmente idonea per usufruire dell’energia dei due canali artificiali che convogliava le acque del fiume Sarno.La progettazione e la costruzione dell’edificio furono affidate a Francesco Sabatini, un giovane allievo del Vanvitelli.

Immagine d'epoca real fabbrica d'armi di torre Annunziata
Immagine d’epoca real fabbrica d’armi di torre Annunziata

La produzione della Real Fabbrica d’armi oltre a prevedere le forniture per l’esercito dimostrò di avere anche un carattere prettamente artistico caratterizzata dalla produzione di armi da caccia destinati al re e all’aristocrazia che dava largo spazio all’arte venatoria.

Armi bianche, armi da fuoco, fucili, archibugi, pistole a fucile e daghe da caccia erano finemente lavorate soprattutto nelle impugnature decorate ad arabeschi sovrapposti a lamine d’oro e in acciaio. È stato inoltre dimostrato che per avviare questo settore si fece ricorso a manovalanze spagnole trasferitesi a Napoli, pochi infatti sono i nomi di armieri napoletani eccezion fatta per Michele Battista che lavorò nella fabbrica d’armi tra il 1770 e il 1780.

Va comunque sottolineato che la produzione di armi in questa fabbrica rimase circoscritta ad una ristretta èlite, ciò comportò che le armi da collezione venissero eseguite sempre più raramente fino a giungere a dopo l’Unità d’Italia in cui la fabbrica fu trasformata in spolettificio.

Infine, non possiamo non parlare dell’opera forse più rappresentativa realizzata da Carlo di Borbone a Napoli durante il suo brevissimo regno ossia la creazione della Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte.

I primi tentativi volti alla realizzazione della pasta di porcellana iniziarono nel 1740, durante questa prima fase si lavorò in alcuni locali situati nei giardini del Palazzo Reale, in questa occasione la composizione della pasta fu affidata a Livio Schepers.

Nel 1743, in seguito agli ottimi risultati ottenuti si decise di spostare la piccola manifattura in un edificio nel Parco di Capodimonte che l’architetto Ferdinando Sanfelice riuscì a completare in soli tre mesi.

Con questo passaggio nasce ufficialmente la Real Fabbrica di porcellana di Capodimonte affidata per i decori pittorici a Giovanni Caselli e per il modellato al geniale Giuseppe Gricci.

Tra il 1743 e il 1745 furono realizzati diversi oggetti da tabacchiere, servizi da the, zuppiere e grandi vasi con coperchio ad uso di Sassonia; vennero prodotti ogni genere di vasellame e di suppellettili dalle forme e decorazioni più disparate, su zuppiere, tazze, vassoi e piattini compaiono decorazioni floreali di tipo sia orientaleggiante sia europeo, paesaggi, pastorelli, battaglie, nature morte e animali.

Particolarmente diffusa nella fabbrica carolina era la decorazione a fiori orientali del tipo Kakiemon e quella a rami di pruno in rilievo, molto di moda a Meissen; altro motivo caratteristico di questi anni è quello che vede i manici di zuppiere, caffettiere, vasi e ciotole assumere l’aspetto di rami con bacche o di tralci di vite come appare nella collezione de Ciccio al museo di Capodimonte.

Da un punto di vista tecnico e artistico bisogna sottolineare che il successo della porcellana di Capodimonte va attribuito interamente al Caselli, Gricci e Schepers che seppero in modo felice armonizzare qualità d’impasto, decorazione pittorica e modellato.

Fabbrica di capodimonte, Caffettiera, porcellana colorata dipinta da Giovanni Caselli, impasto di Gaetano Schepers, Museo duca di martina
Fabbrica di capodimonte, Caffettiera, porcellana colorata dipinta da Giovanni Caselli, impasto di Gaetano Schepers, Napoli, Museo Duca di Martina

Gli indirizzi artistici che furono seguiti in questi anni sono da collocare nel rinnovato linguaggio classicista e naturalista divulgato dai Carracci, dal tema della quotidianità molto diffuso nel settecento da artisti come Chardin, Hogarth, Giambattista Piazzetta conosciuto per la rappresentazione di personaggi del mondo pastorale e Antoine Watteau illustratore del mondo dei sogni e degli stati d’animo infine vanno aggiunti i temi sacri e la commedia dell’arte.

Fabbrica di capodimonte, grande vaso, forma augustus rex, porcellana bianca dipinta da G.Caselli, Napoli museo duca di martina
Fabbrica di capodimonte, Grande vaso, forma augustus rex, porcellana bianca dipinta da G.Caselli, Napoli, museo Duca di Martina

L’ultimo capolavoro realizzato nella fabbrica di Capodimonte è il Gabinetto di porcellana, eseguito tra il 1757 e il 1759 per il palazzo di portici e trasferito nel 1866 a Capodimonte.

L’opera, progettata dallo scenografo e quadraturista Giovan Battista Natali e modellato dal Gricci, appare come una fantastica grotta di porcellana popolata da piccoli cinesi, scimmie, pappagalli e farfalle appollaiati su festoni di fiori, nastri annodati,trofei musicali e volute rocaille. A concludere il tutto un bellissimo lampadario di porcellana trattenuto tra le zampe da una scimmia.

Purtroppo la fabbrica visse solo sedici anni dal 1743 al 1759 anno in cui Carlo fu chiamato in Spagna per succedere al fratellastro Ferdinando VI. Più che una chiusura si trattò del suo effettivo spostamento dalla sede napoletana di Capodimonte a quella spagnola del Buen Retiro, furono imbarcate su tre navi tutto il materiale trasportabile comprese le attrezzature mobili, mentre tutto ciò che restò a Napoli fu distrutto per impedire al figlio di riprendere la produzione. Al seguito del re si aggiunsero il compositore della porcellana Gaetano Schepers e il modellatore Giuseppe Gricci.

Real fabbrica di capodimonte, Venditrice di pani, part. dei "gridi di Napoli" , 1748-1759, Napoli, Museo di Capodimonte
Real fabbrica di capodimonte, Venditrice di pani, part. dei Gridi di Napoli, 1748-1759, Napoli, Museo di Capodimonte

Nel primo periodo si assiste ad una continuità con Capodimonte tant’è che risultò addirittura difficile distinguere i pezzi realizzati a Madrid da quelli napoletani, ma in seguito alla scomparsa del Gricci avvenuta nel 1770 la produzione spagnola cominciò ad allentarsi fino ad interrompersi del tutto.

 

Rosa Maione

 

 

 

 

 

 

 

 

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